I velieri di lungo corso italiani, schizzi e disegni

Velieri di lungo corso. Una specie ormai estinta a cui solo in tempi recenti è stata data l’importanza che merita e che ha avuto nella storia ed evoluzione della marineria, con il restauro ed il mantenimento in efficienza di alcuni di essi, dovuti soprattutto ad alcune marine militari che li utilizzano come navi scuola, ma anche società private nate apposta per tenere in vita tali cimeli galleggianti. In questo post vengono presentati i disegni e gli schizzi di alcuni di essi frutto della nostra industria cantieristica.

dipinto di veliero di lungo corso - velieri di lungo corso
Rappresentazione pittorica di veliero di trasporto oceanico

 

Il diciannovesimo secolo è stato quello che ha visto protagonista la vela con i suoi grandi velieri i quali, dopo circa due millenni di lenta evoluzione, erano arrivati al massimo della loro efficienza tecnica.
Velieri di lungo corso che, con l’espansione dell’industrializzazione in atto che richiedeva sempre più materie prime, trasportavano le merci su rotte oceaniche. Navi da trasporto, i clipper, massima evoluzione della nave a vela da carico, che trasportavano persone e merci da un parte all’altra del globo in tempi brevi e soprattutto con massima economia di esercizio.

disegno del clipper Patriarch - velieri di lungo corso
Clipper in metallo Patriarch. Varato nel 1879 fu uno dei più capaci e veloci velieri da carico. Disegno tratto dalla Guida ai velieri di tutto il mondo . edizioni Mondadori

Ma fu proprio quest’ultimo parametro, l’economia di esercizio appunto, la causa che in tempi rapidissimi segnò il tramonto delle grandi navi a vela.
Con l’inizio del XX secolo, lo sviluppo dell’industrializzazione, la meccanizzazione, facevano si che le navi a vela lasciassero il posto a navi costruite in metallo, in luogo del legno e spinte da eliche e motori a carbone e poi nafta, al posto dei sia pur perfezionatissimi armi velici, relegando questi ultimi ai giorni nostri in un cantuccio, solamente nel settore delle navi scuola, nelle crociere e, più giù, nello yachting.

Verso al fine del 1800 ci furono, è vero, paesi come l’Inghilterra, l’Italia, la Germania, che cercarono in qualche maniera di combattere la concorrenza delle navi a vapore con velieri portati al massimo dell’efficienza sì da avere maggiore economia di esercizio rispetto alle prime ma ormai il loro destino era segnato.
Anche se alcuni di questi velieri di lungo corso si difendevano discretamente nella competizione con i vapori, l’evoluzione di questi ultimi, i maggiori rendimenti ed economicità delle unità propulsive, la maggiore capienza delle stive merci, dovuta alle loro costruzioni metalliche, i più ridotti equipaggi, rendevano i costi di trasporto per tonnellata maggiormente competitivi, ma soprattutto l’infittirsi di una rete logistica a livello mondiale che offriva porti dove queste navi potevano rifornirsi di carbone, fece in modo che ormai le compagnie di navigazione spostassero definitivamente le loro scelte sulle navi a propulsione meccanica.

L’epoca d’oro della vela ne segna anche il suo inesorabile tramonto.

Nave France II - disegno
France II del 1911. Fu il più grande veliero mai costruito. Con struttura in acciaio, l’intento degli armatori era quello di battere in economicità la concorrenza delle navi a vapore. Disegno tratto dalla “guida ai velieri di tutto il mondo” edizioni Mondadori

 

Alla fine del 1800 e gli inizi del 900 in Italia la cantieristica era abbastanza sviluppata e produsse belle navi a vela che ressero egregiamente il confronto con i vapori fino al secondo decennio del secolo scorso.

 

disegno del veliero Antonio Padre - velieri di lungo corso
Antonio Padre. Veliero da carico

I più importanti poli cantieristici si identificavano nelle zone di Meta, Piano di Sorrento, Castellammare di Stabia al sud e Quinto, Nervi, Camogli Genova, Varazze al nord; poli caratterizzati  dalla notevole produzione di velieri di lungo corso da carico sia con struttura in legno che metallica.     Navi costruite dalle abili maestranze italiane che nulla avevano da invidiare e quelle più blasonate inglesi, americane, francesi….

 

 

 

 

 

E’ l’enorme archivio di Aldo Cherini che ci documenta, al pari di quanto già fatto con le barche tradizionali italiane, tali bastimenti con disegni artistici che qui presentiamo, velieri di lungo corso italiani che hanno tenuto alto il nome della marineria italiana.

piano di costruzione del brigantino goletta Gigino - velieri di lungo corso
Piano di costruzione del brigantino goletta da carico “Gigino”

Sono disegni…schizzi in chiaroscuro, come nella tradizione dei disegni di Aldo Cherini, abilissimo nel disegno a matita e a penna e da cui si ricavano numerosissimi particolari sulle caratteristiche costruttive, architettoniche e di armamento di tali velieri di lungo corso che lo stesso ha voluto lasciare a tutti noi appassionati ma che lasciano anche un’impronta indelebile nella storiografia navale .

 

 

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