Shooner America – Da qui nasce la coppa America

Lo shooner America fu lo yacht che vincendo nel 1851 la coppa delle 100 ghinee, poi chiamata America in onore di questa bella imbarcazione, distrusse l'invincibilità degli yacht da regata inglesi, dettando successivamente nuovi standars relativi alla loro progettazione.   In realtà fu solo una questione di soldi....seguitemi.

Shooner America - La sua nascita fu solo una questione di scommesse

foto di replica dello shooner America
L'America è uno shooner che ha fatto la storia della vela e non potevano mancare le repliche. Quella in immagine è una di esse perfettamente rispondente all'originale. Peccato per i colori diversi...

 

Parlare oggi di coppa America significa parlare di natanti a vela tecnologicamente avanzatissimi e magistralmente condotti da super addestrati equipaggi con a capo i migliori e meglio pagati skippers esistenti al mondo.   Significa fare le ore piccole incollati agli schermi tv per assistere alle avvincenti regate che si disputano in acque lontane anche agli antipodi,  tra contendenti i quali hanno sempre un solo obiettivo:  vincere il tanto agognato trofeo....appunto la coppa America che oggi simboleggia la più avanzata ricerca scientifica nel campo della fluidodinamica, la più avanzata tecnica di progettazione degli scafi, vele ed attrezzature, i più avanzati standards di addestramento degli equipaggi e le migliori strategie di regata.....  nulla viene lasciato al caso.

Forse però non tutti sanno che la coppa America venne realizzata quale "contentino" dopo tutta una serie di rifiuti di potenziali scommettitori che pensarono bene di spendere la ridicola cifra di centro ghinee per realizzare un trofeo da porre in palio per una regata.

Fu solo una questione di soldi........  soldi,  tanti,  che si sperava di vincere e soldi,  pochi... molto pochi,  che in realtà portarono solamente alla realizzazione di questa coppa arrivata ai giorni nostri.

foto di coppa america
Coppa America

 

John Cox Stevens, nato nel 1785 e primogenito del colonnello John, sicuramente non aveva problemi di soldi. La famiglia possedeva numerosi terreni nei dintorni di Hoboken e aveva anche numerose entrate finanziarie dovute alle invenzioni sfornate dai vari componenti della famiglia.

John Cox faceva quindi la vita da gentiluomo tra Hoboken e New York e, da appassionato di barche quale era, si dava anche alla costruzione di numerosi ed originali natanti. Si fece costruire anche, per suo uso personale, uno shooner di 16 metri, il Gimcrack,  disegnato da George Steer, noto progettista dell'epoca, dal cui genio ne nacque una barca discretamente veloce.

disegno dello shooner Gimcrack
Disegno dello shooner Gimcrack disegnato da George Steer

 

Proprio a bordo di tale natante egli propose ad una serie di invitati di mettere in atto una idea che già da tempo gli girava per la testa: fondare uno yacht club alla stregua di quelli più blasonati inglesi che già erano una realtà da oltre mezzo secolo.

Fu così che egli raccolse una serie di adesioni con relativi versamenti di capitale sociale, solamente da persone "di buona famiglia" (non poteva essere diversamente) armatori di uno yacht, e nacque quindi il New York Yacht Club, giunto ai giorni nostri come uno dei più famosi yacht clubs del mondo.

foto della prima sede del New York Yacht Club
Ecco la prima sede del New York Yacht Club

Nel 1850 il club ricevette l'invito a partecipare ad una regata in Inghilterra, nell'ambito della prima fiera mondiale del 1851, organizzata dal duca di Wilton, commodoro del Royal Yacht Squadron di Cowes, il più famoso "regno della vela mondiale". La regata, si sarebbe dovuta disputare con i migliori e più veloci yachts inglesi, costituiti perlopiù da cutters, e per la quale vi sarebbe stata la presenza di numerosi scommettitori .

A questo punto va precisato che a quei tempi i cosiddetti gentiluomini, sia americani che inglesi, cui le risorse economiche certo non mancavano, amavano passare il tempo scommettendo parte del loro patrimonio sulle competizioni più disparate. Sono note le scommesse cui i gentelmen inglesi si davano nelle corse dei cavalli, ma meno note le scommesse che essi facevano sulle regate. E proprio sulle regate erano particolarmente attenti anche quelli americani i quali coglievano qualsiasi occasione per scommettere soldi su regate, anche organizzate solamente per stabilire che "quella barca è più veloce di quell'altra" con gli shooner da pesca del merluzzo americani che all'epoca erano delle vere e proprie macchine da corsa. Oppure con imbarcazioni dedicate come ad esempio le "Sandbaggers", veri e propri mostri da corsa, dotati di una velatura enorme, che, con un equipaggio di forzuti operai portuali e tanti sacchi di sabbia come zavorra, correvano su e giù per la baia di New York decretando la fortuna del gentiluomo scommettitore di turno e la rovina dell'altro.

dipinto di sandbagger
Sandbaggers in regata

Nasce lo shooner America

In tale invito quindi si intravvedeva un cospicuo guadagno dovuto alle grosse cifre delle scommesse. Fu così che quindi, spinto dalla febbre del gioco d'azzardo, ma anche dalla mai sopita volontà di far calare le arie agli yachsmen inglesi, sempre pronti a decantare le qualità marine e velocistiche delle loro imbarcazioni, John Stevens creò un consorzio di finanziatori per costruire uno shooner (tradotto in italiano con il termine di "goletta", imbarcazione a due alberi armata con vele di taglio e albero maestro a poppavia...), tipologia di veliero già molto in uso sulle coste nordamericane  e già noto per le sue doti velocistiche.

I finanziatori si trovarono in un batter d'occhio...naturalmente, attirati com'erano dalla voglia di scucire soldi agli inglesi, ma la barca da progettare sarebbe dovuta essere lo shooner più veloce esistente.

shooner America - disegno
Disegno dello shooner America

Il progettista non poteva essere che George Steers, già progettista del Gimcrak, con cantiere di costruzione di William Brown, il quale, non essendosi proprio accorto di con che tipo di persone, affaristi e filibustieri, si fosse messo in affari, firmò un contratto capestro rimettendoci poi le penne,  incassando soltanto 20.000 dollari dei 30.000 del contratto di costruzione dell'imbarcazione.  Non prima però di aver costruito uno shooner, poi battezzato "America", il quale, alle prime prove in mare ed in regata con altre imbarcazioni, non si dimostrò proprio all'altezza della situazione, venendo battuto in alcune occasioni. Fu anche questa una delle scuse che portarono gli armatori a liquidare Brown con soli 20.000 dollari.

Ma fu anche motivo di pensiero da parte di questi circa l'effettiva partecipazione dello shooner America alle regate inglesi.

shooner america
L' America in navigazione

 

La regata che rese famosa l'America

L'America parte per l'Inghilterra

Comunquesia il 21 giugno 1851, dopo una buona messa a punto, lo shooner mollò gli ormeggi da New York per attraversare l'oceano e, dopo 20 giorni di navigazione, l'imbarcazione ormeggiò nel porto francese di Le Havre.

Da lì, il 31 luglio, l'imbarcazione fece rotta verso Cowes, nell'isola di Wight, dove essa era molto attesa dai vari armatori e soci del Royal Yacht Squadron.    Anzi, le venne mandato incontro il Laverock, uno dei cutter più veloci di allora, per farle da battistrada ma anche con lo scopo, neanche tanto nascosto, di un confronto informale.   E fu qui che Stevens fece il grande errore di mostrare le qualità dello shooner, peraltro ancora carico di materiali, dando l'ordine di "scatenare l'America".      Non ci fu storia....il Laverock venne lasciato indietro...... e con esso la consapevolezza da parte degli inglesi che, forse, non sarebbe stato così conveniente scommettere contro l'America. Addirittura a Cowes si cominciava a vociferare che l' America fosse dotata anche di motore, viste le doti velocistiche che la avevano portata a battere con facilità l' irraggiungibile (fino ad allora) yacht inglese.

Solo quando lo shooner America venne portato in bacino il giorno prima della regata, ci si rese conto che non vi era alcun motore ausiliario.

Ma ormai la cosa era nota a tutti e lo Stevens in diverse occasioni, ed invano, cercava di indurre gli inglesi a scommettere, ricevendo sempre cordiali rifiuti.  Solo per dargli un contentino, dopotutto aveva attraversato l'oceano per regatare, venne organizzata una regata aperta a tutti dove si metteva in palio una anonima coppa d'argento, prodotta dal gioielliere Gerard di Londra e costata cento ghinee.

La regata

percorso regata coppa 100 ghineee isola di Wight
L'immagine del il circuito di regata intorno all'isola di Wight per la coppa delle 100 ghinee

Il 22 quindi l'America si trova alla partenza in compagnia di otto cutters e sette shooners, tra cui quelli più blasonati e famosi:  il "Voltante", l' Alarm, l'Arrow.....

La regata diventa da subito problematica per alcuni.... l' America non parte bene, alcune delle barche concorrenti entrano in collisione, l' Arrow va in secca......in tutto questo trambusto però, l'America recupera sempre di  più e, appena di bolina, mette in mostra tutte le sue doti di velocista.   Al suo arrivo prima al traguardo, passerà alla storia il famoso messaggio che un segnalatore fece alla regina Vittoria la quale stava assistendo alla regata a bordo dello yacht "Victoria and Albert" :

"America first, your Majesty,  there is no second....."

 

shooner america
America al traguardo in un dipinto dell'epoca

Enorme fu la sensazione degli inglesi i quali si credevano invincibili fino a quel momento....non solo gli armatori, ma anche il popolo, il quale accorreva sempre numeroso per assistere a tale tipo di manifestazioni.   Ci fu anche un imponente discorso alla Camera dei Comuni in cui l'oratore considerava la vittoria dell' America come un'umiliazione nazionale.     Da parte sua. John Stevens pensava a ben altro....come recuperare i soldi spesi per tutte le spese relative alla costruzione dell' America ed a quelle sostenute fino a quel momento, visto che di scommesse non se ne era vista neanche l'ombra.   Fu così che pensò di venderla al fine almeno di andarci al pari con le spese, cosa che avvenne direttamente il Inghilterra portando poi il nostro shooner ad una vita abbastanza lunga con alti e bassi, con periodi di abbandono ed adorazione, di fermo e di combattimenti.   Essa venne definitivamente demolita nel 1946.

Perchè vinse lo shooner America - La scuola progettuale inglese

Non è dato sapere come sarebbero andate le cose se i cutter più veloci, l' Arrow e l' Alarm fossero stati in grado di regatare.   Sta di fatto che effettivamente l'America dimostrò doti di velocità che, per tale tipo di armamento, lo shooner appunto, agli inglesi erano sconosciuti.   Conviene pertanto fare una breve analisi di quello che era lo stato dell'arte delle tipologie di carena e di armamento dei due opposti schieramenti di quel periodo.

Nel diciannovesimo secolo l'imbarcazione da diporto tipo dell'Inghilterra è il cutter, classica barca dotata di linee fini ed un albero. Con tale tipo di imbarcazione venivano realizzati pescherecci, barche pilota, naviglio militare.

dipinto di cutter
Cutter. Rappresenta la tipica imbarcazione da regata inglese del diciannovesimo secolo

Si trattava di una imbarcazione discretamente veloce e, proprio per tale motivo, trovò la sua naturale evoluzione in yacht.

Ma gli yacht, si sa, sono fatti oltre che navigare per diletto, anche per regatare ed è proprio per tale motivo che il cutter, dalle barche pilota adattate a yachts da crociera a causa delle loro apprezzatissime doti di comfort, tenuta del mare e sicurezza, iniziò a trovare una evoluzione progettuale propria, finalizzata alla ricerca di una sempre maggiore velocità.

piano di costruzione di cutter pilota
Piano di costruzione di cutter pilota

Si assiste quindi alla realizzazione di nuovi strumenti tecnici per migliorare la manovra delle vele ma anche ad un aumento della superficie velica al fine di ottenere sempre maggiore spinta e sempre maggiore velocità. Il bompresso si trasforma in una lunghissima asta retraibile cui vengono issate degli enormi fiocchi.

mezzo scafo cutter
Mezzo scafo di cutter militare inglese, utilizzato per inseguire i cutters dei contrabbandieri. Realizzazione dell'autore.

 

Oltre a ciò,  diventa naturale anche ad una evoluzione della forma degli scafi: i cutter, oltre a vedere un affinarsi delle proprie linee d'acqua, diventano sempre più stretti e profondi con la zavorra posta completamente all'interno nella parte più bassa dello scafo.  Ed i risultati di tale evoluzione si vedevano nelle regate quando questi nuovi scafi surclassavano completamente quelli di più vecchia concezione portando così i progettisti di allora ad una corsa ad un sempre maggiore perfezionamento di tale tipologia di scafo.

 

piano di costruzione del cutter mosquito
Piano di costruzione del cutter "Mosquito" . Rispetto al piano precedente si nota già l'arretramento dei volumi di carena e la finezza delle linee

Si conia così il termine "deep and narrow" (fondo e stretto) che viene considerata come regola basilare nella progettazione di uno yacht da regata.   Gli scafi diventano sempre più stretti e profondi e le prue sempre più sottili e taglienti, tanto che ad un certo momento inizia a diventare difficoltoso installare la cospicua zavorra completamente all'interno dello scafo, iniziando a preferirsi anche una totale o parziale sistemazione di essa all'esterno al di sotto o facente parte della chiglia.

cutter genesta piano di costruzione
Piano di costruzione del cutter Genesta. Si nota che, benchè sia passata qualche decina di anni dalla regata della coppa delle 100 ghinee, l'influsso progettuale dello stretto e profondo si faceva ancora sentire.

 

Le sistemazioni interne diventano così utilizzabili solamente con lo scafo dritto in quanto, a causa della ristrettezza dell'ordinata maestra, in navigazione a barca sbandata non si riesce neanche a starci in piedi in cabina.  Non solo, è anche noto che quando lo scafo veniva ottimizzato in vista di una imminente regata, parte delle sistemazioni interne veniva sbarcata per rendere lo scafo più leggero. Però correvano sempre e sempre più.... e non c'erano altri ragionamenti da fare a queste riscontrate manchevolezze.

Perchè vinse l'America - La scuola progettuale americana

Gli sloop americani erano abbastanza diversi da quelli europei. Essi infatti erano costituiti da scafi abbastanza larghi e con pochissimo pescaggio. La deriva era mobile e l'armamento era costituito da un unico albero cui era issato un picco con una randa ed un fiocco. Erano evidenti le diversità di vedute rispetto agli inglesi....si preferiva il largo e piatto contro lo stretto e profondo.....Dalle tradizionali barche da pesca di tale tipologia, come i cat-boat, ne vennero sviluppati tipi più evoluti, più tirati....le linee di carena, pur mantenendosi piatte, erano molto fini al mascone, la maggior parte del volume immerso di carena era a poppavia, la prua diventava verticale ed il boma da quasi assente...lunghissimo. Tutto ciò al fine di portare velature enormi per essere sempre più veloci e, lo sappiamo,   oltre certi limiti di spinta, uno scafo largo e piatto..........  tende a planare....

Qui sopra alcuni tipici piano di costruzione di imbarcazioni dell'epoca da cui si evincono forme di carena piuttosto larghe e stellate.

Il problema che avevano queste tipologie di natanti era la stabilità trasversale in quanto, a differenza di quelli inglesi, non portavano zavorra fissa.   Per la baia di New York andavano su e giù, per il sollazzo dei facoltosi scommettitori, proprio imbarcazioni di tal genere,  barche da lavoro con equipaggi formati da forzuti lavoratori portuali e tanta zavorra mobile...i sacchi di sabbia.   Erano i sandbaggers...

Passare a imbarcazioni da diporto con tali simili architetture doveva essere quasi naturale.   Non si arrivava agli eccessi dei sandbaggers ma la filosofia progettuale di fondo era sempre la stessa: scafi piatti e larghi, con bassi pescaggi ed in genere con deriva mobile, che si contrapponevano agli scafi stretti, profondi e zavorrati inglesi.

Il risultato fu che gli sloops da diporto erano barche dall'aspetto assai gradevole, di una certa comodità, con discreta velatura che comunque mantenevano senza eccessi la filosofia progettuale tipica di quei posti.

Ma in una comoda barca da diporto o da lavoro,  per portare più velatura risulta difficile manovrare e gestire con un solo albero. Gli Shooners (golette...imbarcazioni a due alberi armate con vele di taglio ed il cui albero di maestra è situato alla poppavia...) erano già conosciuti in Europa. In America, nel New England, questi subirono una evoluzione progettuale propria, derivata anche dall'influsso del "largo e piatto" di quelle parti. Si trattava di imbarcazioni con un rapporto larghezza-pescaggio abbastanza proporzionato che non portava agli eccessi nè dei cutters inglesi nè dei sanbaggers americani, con forme di carena molto fini e stellate. Ne risultarono dei natanti molto veloci e adatti a navigazioni in alto mare con velocità medie molto elevate; non a caso venivano usate come navi da guerra, navi negriere, pescherecci. Probabilmente per quest'ultimo compito ci sarebbe da fare un post a parte in quanto gli shooners da pesca del merluzzo dei Grandi Banchi fecero la storia dell'architettura navale americana. Proprio perchè spinti dal guadagno, gli armatori americani chiedevano ai progettisti shooners da pesca sempre più leggeri e veloci perchè, si sa, il primo peschereccio che attracca in banchina con il carico di pescato fa il prezzo migliore.....gli altri si accodano..

Piano di cosreuzione della goletta da pesca "Thalia" del 1892
Piano di costruzione del fishing shooner "Thalia" del 1892

L'influsso progettuale che portò a tali pescherecci non poteva non riguardare anche il naviglio da diporto e fu così che con un sapiente mix di scafo leggero, grande velatura, forme di carena molto proporzionate e stellate, attrezzature tirate al massimo, si passò a sempre più veloci shooners da diporto, disegnati, come l'America, solo per regatare.

Ma, oltre alla bellezza delle linee già evidente nelle precedenti immagini, possiamo renderci conto di quanto tale imbarcazione fosse stata pensata per regatare, dalla visione del piano di costruzione e del piano velico.

shooner america - piano di costruzione
Piano di costruzione dello shooner America. Si nota la finezza delle linee e la notevole stellatura. Fonte: Chevalier Taglang
shooner america - piano velico
Piano velico dello shooner America

D'altra parte anche gli inglesi avevano percorso lo stesso tragitto dai cutters pilota ai velocissimi cutters da regata.

La conclusione fu che la vittoria dell' America sugli yachts inglesi, iniziò a svegliare i progettisti inglesi dal loro torpore e convinzione di invincibilità e perfezione..... forse non era proprio così...forse bisognava iniziare a prendere in considerazione più seriamente quello che avevano prodotto dei costruttori di bassa lega quali erano considerati con tanto snobbismo gli americani.

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Shooner America - qualche rappresentazione artistica

A dir la verità ne abbiamo già presentati nel corpo del post.   Si tratta soprattutto di disegni ed opere pittoriche dell'epoca.    Ci limitiamo a presentare due opere in nostro possesso.    Si tratta di un piccolo quadretto che ci ha affascinati ed il mezzo scafo di shooner America.   Lo scafo è bellissimo con le sue forme avviatissime; e con circa 50 cm. di lunghezza su un top di 65 cm., quindi senza esagerare con le dimensioni, fa veramente bella mostra di se su qualsiasi parete o in qualsiasi quadrato di imbarcazione.

Entrambe le opere ve le proponiamo sul mercatino del sito con i pulsanti sottostanti.

rappresentazopne dello shooner america
Piccolo quadretto che viene proposto nel mercatino del sito

 

mezzo scafo shooner america
Mezzo scafo dello shooner America

 

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